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Clamori dalla Colombia
Arresti di massa nel dipartimento di Arauca
Associazione Nazionale Nuova Colombia / venerdì 22 maggio 2009
 

L’Associazione "Nuova Colombia" si propone di: a) appoggiare e sostenere la lotta del popolo colombiano, delle organizzazioni politiche che si battono per la trasformazione in senso democratico del paese, e delle organizzazioni popolari di tipo sindacale, cooperativo e sociale; b) promuovere campagne di informazione sulle vicende della Colombia, con particolare riferimento alla vita dei contadini, dei lavoratori e delle popolazioni indigene; c) promuovere campagne di informazione e mobilitazione per la difesa dei diritti umani, dei diritti politico-sociali e delle libertà da ingerenze straniere dirette e indirette; d) costruire momenti concreti di cooperazione e solidarietà con forze ed organizzazioni popolari impegnate nella lotta in difesa dei diritti sindacali, politici e umani, e per la trasformazione dei rapporti sociali ed economici nel paese.

Durante la giornata dello scorso sabato 9 maggio, effettivi della forza pubblica colombiana hanno fatto irruzione nelle case di diversi abitanti del municipio di Saravena, uno dei più importanti del dipartimento di Arauca, portandoli poi in stato di arresto al carcere dell’omonimo capoluogo Arauca.

Gli sbirri di Uribe che hanno fatto questa retata, non solo erano in borghese e non si sono voluti identificare, ma non hanno nemmeno esibito un mandato giudiziario d’arresto, dimostrando per l’ennesima volta che in Colombia lo stato di diritto di cui i buffoni del governo si riempiono la bocca, è soltanto una patetica chimera.

Come denunciato dall’Associazione Contadina di Arauca, le persone arrestate sono Nelson Jaimes Román, Idelbardo Alvarez Ibarra, Juan Carlos Barrera Molina, Felipe López Galindo, Álvaro Albarracin, Edwin Fernando Amaya Suárez, Pablo Mendoza, Jesús Evelio Alvarado Pavón ed Israel Colmenares Aceros. Tuttavia, secondo gli abitanti di Saravena sarebbero almeno 35 le persone portate via dalle loro case.

Le accuse, sempre le stesse: delitto di "ribellione", "associazione a delinquere" e il sempre presente "terrorismo", con cui il regime ha arrestato arbitrariamente, in poco più di otto anni di governo Uribe, oltre 120.000 colombiani!

La verità è che nel dipartimento petrolifero di Arauca, da cui parte l’oleodotto più lungo ed importante della Colombia per blindare il quale gli USA hanno dislocato oltre 1000 marines e centinaia di mercenari, chiunque faccia opposizione sociale e resistenza contadina è un "terrorista", "delinquente" che va spazzato via poiché nemico dello "sviluppo" (leggasi saccheggio imperialista e devastazione ecologica).

Il movimento popolare di Arauca esige chiarezza e processi giusti per gli arrestati di Saravena, ed assicura che il regime paramilitare di Uribe Vélez dovrà rispondere anche di questo crimine.

Presidente CSM smentisce Santos: "Falsi positivi" ancora vigenti in Colombia

Il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura colombiana, Gustavo Gallón, in un’intervista all’emittente Telesur, ha dichiarato: "Magari fosse vero quel che afferma il ministro della difesa, e cioè che da ottobre non ci sono stati più casi di falsi positivi in Colombia".

L’aberrante pratica della Forze Armate di simulare risultati in operazioni belliche, trucidando civili inermi successivamente mascherati da guerriglieri, o sventando falsi attentati, per ottenere premi e licenze è ancora "totalmente vigente, purtroppo".

Gallón ha inoltre affermato che "questi crimini, eufemisticamente chiamati ’falsi positivi’, in realtà sono omicidi di colombiani indifesi", e che il tema è da porsi in stretta relazione con "le ricompense che si assegnano agli informatori, che denunciano civili dichiarando che sono guerriglieri". Il presidente del CSM ha inoltre sottolineato che "la comunità internazionale ha raccomandato al Governo colombiano di interrompere il meccanismo delle ricompense, che sta generando questo tipo di crimini nel paese".

La patetica risposta del Presidente Álvaro Uribe alle contestazioni che gli vengono mosse su quest’argomento è che esistono organizzazioni che cercano di infangare il suo lavoro sulla cosiddetta "Sicurezza Democratica", la dottrina dal nome altisonante e dai nefasti risultati che egli propugna. A questa ridicola giustificazione risponde ancora Gallón: "citare questo tipo di argomenti non ha altro senso che sviare l’attenzione; il problema non sono le presunte false denunce che cita il presidente, il problema sono i falsi positivi: questo non è un paese dove ci sono molte o poche false denunce, ma dove c’è una gigantesca quantità di violazioni".

Vedremo se il narcopresidente, come suo costume, taccerà anche il Presidente del CSM di essere un "terrorista"; di sicuro resta il terrorismo di Stato, la violenza sui più deboli da parte dell’Esercito e, citando le parole di Gallón, il fatto che il presidente Uribe "nell’enfatizzare le preoccupazioni per le false denunce sta invertendo il principio [..] a favore delle vittime, promuovendo piuttosto il principio a favore dei carnefici". Cioè a favore di sé stesso e della sua cricca mafiosa, narcotrafficante e paramilitare.

Il professor Moncayo cita in giudizio il presidente Uribe

Gustavo Moncayo, padre del caporale Pablo Emilio Moncayo, prigioniero di guerra delle FARC da 11 anni, ha intentato un atto giudiziario contro il presidente Álvaro Uribe perché questi ostacola la liberazione di suo figlio.

Dopo aver compiuto questo atto in un tribunale di Bogotá, il professor Moncayo, soprannominato "Il camminante per la Pace " per via della lunga marcia intrapresa nel 2007 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’intercambio umanitario, ha rilasciato delle dichiarazioni alla stampa affermando di richiedere al presidente d’impedire il riscatto con la forza del figlio e di cessare le ostilità con la guerriglia, dal momento che quest’ultima ha dimostrato di essere disposta a liberarlo unilateralmente e senza che sia necessaria alcuna violenza.

In un comunicato pubblicato lo scorso 16 aprile, le FARC hanno infatti annunciato la volontà di liberare unilateralmente Pablo Emilio Moncayo, richiedendo la presenza, all’atto della consegna del prigioniero, del padre e della senatrice dell’opposizione Piedad Córdoba, che già in febbraio aveva giocato un ruolo decisivo nella liberazione di quattro militari e due politici da parte dell’organizzazione guerrigliera.

Il presidente Uribe ha risposto che non permetterà la presenza di alcuna organizzazione diversa dalla Croce Rossa, ed eventualmente della chiesa cattolica, ostacolando di fatto la liberazione del caporale.

Chiunque abbia a cuore le sorti dei prigionieri sa benissimo che la soluzione del riscatto a sangue e fuoco porterebbe solo lutti, sui quali il presidente verserebbe le sue lacrime di coccodrillo addossando le responsabilità della violenza sui "terroristi", come da copione; il governo ha già dimostrato di non farsi alcuno scrupolo nell’utilizzare il simbolo della Croce Rossa in un’azione militare, commettendo con disinvoltura un crimine di guerra in palese violazione delle Convenzioni di Ginevra.

Per mantenere la sua fasulla ed artefatta immagine di capo militare vincente, frutto della propaganda dei media dell’oligarchia, Alvaro Uribe non esiterebbe a passare sul cadavere di chiunque. Il professor Moncayo lo sa bene, e lo dichiara pubblicamente. Quando si sveglierà dal suo torpore la comunità internazionale, iniziando una campagna di denunce contro un regime corrotto, dittatoriale, violento e sanguinario, disposto a qualsiasi nefandezza pur di perpetuarsi al potere?

Movimento operaio colombiano rispedisce al mittente la ridicola proposta uribista di sussidio ai disoccupati

Le diverse organizzazioni sindacali ed operaie colombiane hanno rispedito al mittente la scandalosa proposta di Uribe in materia di sussidio ai disoccupati.

Formulata dal presidente narco-paramilitare non più tardi di 48 ore fa, tale proposta consisterebbe nel creare un fondo per elargire un sussidio ai disoccupati (anche se Uribe si è affrettato a precisare che non spetterebbe a tutti...), che però dovrebbe essere finanziato dai lavoratori stessi (sic!).

Uribe, naturalmente, ha sottolineato che questa misura non andrebbe in nessun caso a gravare sul fisco nazionale e -soprattutto- sugli imprenditori.

Secondo Tarcisio Mora, presidente della Centrale Unitaria dei Lavoratori (la più grande confederazione sindacale colombiana), Uribe "vuole dire che noi stessi dovremmo sussidiare la disoccupazione che oggi c’è in Colombia", assicurando che ciò sarebbe "un ulteriore peggioramento della situazione vissuta attualmente dai lavoratori, quando invece il governo sussidia gli imprenditori."

In un contesto economico disastroso, in cui oltre mezzo milione di lavoratori colombiani hanno perso il posto tra la fine del 2007 ed il primo trimestre 2009, ed in cui il governo ha garantito enormi sgravi fiscali alle multinazionali per oltre 10,8 bilioni di pesos, questa proposta dimostra per l’ennesima volta che il paramilitare del Palacio de Nariño non è altro che un burattino nelle mani dell’imperialismo e del gran capitale, nazionale e non.