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Colombia, tiro al bersaglio
Stella Spinelli / mercoledì 20 novembre 2013
 

Ancora un altro morto. Questa volta è toccato a Sergio Ulcue Perdomo, dirigente-contadino (figura fondamentale in Colombia, cardine dell’intero movimento di coscientizzazione che sta alla base degli scioperi per chiedere la riforma agraria) e portavoce di fronte al Governo delle Misure cautelari che la Commissione internazionale per i diritti umani ha emesso per 179 famiglie dei villaggi rurali El Vergel ed El Pedregal de Caloto, nel cuore dello stato sudoccidentale del Cauca, al fine di proteggerle dal conflitto armato che imperversa nella regione. Guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia e militari si scontrano senza esclusioni di colpi nonostante la presenza di civili, intere famiglie che ogni giorno rischiano la vita. A ucciderlo domenica 17 novembredue loschi figuri in abiti civili che sono entrati nell’alloggio di fortuna che il dirigente e i suoi familiari avevano improvvisato nel villaggio Marañón de Caloto Cauca, dopo esser stati sfollati con la forza dalla propria casa e dalla terra coltivata con anni di sudore.

Dal 2009 Sergio Ulcue Perdomo andava denunciando i crimini che l’Esercito nazionale è solito commettere contro la popolazione civile, contribuendo a portare in giudizio 46 casi di violazione dei diritti umani. Era un personaggio scomodo, concreto e informato con troppi legami con organismi internazionali in difesa dei diritti umani, e andava eliminato. Ci avevano già provato per vie legali, ma senza riuscirci: le prove inventate non erano bastate e dopo quattro mesi di carcere (da giugno a ottobre scorso) la Fiscalía aveva dovuto liberarlo. Ancora in carcere è invece il fratello di Sergio Ulcue Perdomo, Rafael, accusato di essere un guerrigliero delle Farc, tipica accusa che il governo usa per azzittire chi osa denunciare e gridare al mondo le ingiustizie colombiane.

Sergio Ulcue Perdomo era appena rientrato da una sessione di lavoro con la Comisión Interamericana de Derechos Humanos della Organizzazione stati americani a Washington, riunione che ha decretato la sua condanna a morte. “Ya no hay nada más que hacer”, hanno gridato i sicari prima di sparare.