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Clamori dalla Colombia
Il vero terrorista è il governo Uribe
Associazione Nazionale Nuova Colombia / martedì 10 febbraio 2009
 

L’Associazione "Nuova Colombia" si propone di:
a) appoggiare e sostenere la lotta del popolo colombiano, delle organizzazioni politiche che si battono per la trasformazione in senso democratico del paese, e delle organizzazioni popolari di tipo sindacale, cooperativo e sociale;
b) promuovere campagne di informazione sulle vicende della Colombia, con particolare riferimento alla vita dei contadini, dei lavoratori e delle popolazioni indigene;
c) promuovere campagne di informazione e mobilitazione per la difesa dei diritti umani, dei diritti politico-sociali e delle libertà da ingerenze straniere dirette e indirette;
d) costruire momenti concreti di cooperazione e solidarietà con forze ed organizzazioni popolari impegnate nella lotta in difesa dei diritti sindacali, politici e umani, e per la trasformazione dei rapporti sociali ed economici nel paese.

Premio Tolleranza ad Íngrid Betancourt

Sabato 24 gennaio, a Torino, è stato consegnato il Premio Grinzane Cavour per la tolleranza a Ingrid Betancourt. Dopo la cerimonia ufficiale la franco-colombiana ha incontrato il pubblico accompagnata da autorità locali e da esponenti del governo italiano. Viste le recenti dichiarazioni della Betancourt, che auspicava una sconfitta militare della guerriglia e un rilascio unilaterale dei detenuti in mano alla forza insorgente, questo riconoscimento lascia perplessi coloro che invece sostengono un dialogo tra le due parti belligeranti che porti alla soluzione del conflitto.

Deluse anche le persone in sala che, arrivate con l’intento di informarsi sulla situazione colombiana, hanno presenziato invece ad una messa. Infatti madame Betancourt, tra una parabola e una citazione del Vangelo, non ha menzionato per nulla la realtà martoriata del "suo" paese. Dopo "l’omelia" l’incontro si è concluso senza possibilità di porre domande o interrogativi; solo all’esterno un piccolo gruppo di persone ha ricordato alla Betancourt che il vero terrorista è il governo Uribe e le sue forze paramilitari e che solo un Accordo Umanitario potrà portare ad un cammino di Pace per la Colombia. La sua risposta è stata il silenzio.

Detenuti 31 paramilitari in Venezuela

In una conferenza stampa il vice presidente venezuelano Ramón Carrizález ha comunicato l’arresto di 31 paramilitari colombiani, 27 uomini e 4 donne. Il gruppo si trovava in un popoloso quartiere di Caracas, nel quale è presente una numerosa comunità colombiana. Solo pochi giorni prima nella città di Maracay, ad 80 chilometri ad ovest della capitale, erano state ritrovate armi, granate e due chili di esplosivo C4. Nel maggio del 2004 erano stati arrestati 120 paramilitari che si addestravano in una fattoria limitrofa a Caracas, dove progettavano assassinare il Presidente Hugo Chávez e provocare una sollevazione dei settori militari più reazionari.

L’infiltrazione paramilitare in Venezuela risponde alla strategia di destabilizzazione regionale verso quei governi progressisti che si oppongono alle politiche neoliberali di Washington. Le oligarchie dei due paesi, sentendosi minacciate dalle misure economiche e sociali avviate dal governo Bolivariano, collaborano per difendere i propri interessi di classe. Uribe, quale rappresentante oligarchico narcoparamilitare, è il diretto responsabile di questa infiltrazione.

Condannato paramilitare per l’assassinio dell’avvocato Freytter

Il 28 agosto 2001 Jorge Adolfo Freytter Romero, professore dell’università dell’Atlantico, avvocato, è stato avvicinato nella città di Barranquilla da alcune persone, che lo hanno obbligato ad entrare sulla loro camionetta. Il giorno seguente, il suo corpo è stato ritrovato senza vita, seminudo e con segni di torture, sulla via che da Barranquilla conduce a Ciénaga, nel dipartimento del Magdalena.

A quanto sembra a questi crimine hanno partecipato paramilitari membri delle Autodifese Unite di Colombia, e membri dell’esercito nazionale. I giudici colombiani hanno condannato, per questo omicidio, Carlos Arturo Romero Cuartas, alias "Montería", del Blocco Nord delle AUC. Il paramilitare è stato stretto collaboratore del comandante Rodrigo Tovar Pupo, alias "Jorge 40".

Questo omicidio si somma ad una serie di crimini commessi contro membri della comunità accademica dell’università, che avevano manifestato pubblicamente la loro opposizione all’amministrazione dell’istituto denunciandone irregolarità e corruzione.

La lista degli assassinati in questi ultimi anni comprende il professor Raúl Peña Robles, Luis Miguel Meza Almanza, leader studentesco, il professor Alfredo Martín Castro Hayadar, Lisandro Vargas Zapata, professore e vicedirettore dell’università, Jairo Del Carmen Puello Polo, studente, militante di un’associazione universitaria; in Colombia per ogni paramilitare condannato ci sono decine di delitti rimasti senza un colpevole; fino a quando?

Paramilitari e servizi ordivano assassinio di Chávez

L’ex direttore informatico del DAS (i servizi segreti colombiani) Rafael García, racconta in una intervista il suo passato al fianco dell’ex direttore di questo organismo Jorge Noguera e i loro vincoli con il paramilitarismo. Con molta dovizia di particolari, García rivela la complicità degli organismi dello Stato con le squadre della morte per imporre candidati politici uribisti, asserendo anche che il DAS, le AUC e alcuni rappresentanti governativi, ordivano trame per destabilizzare il Venezuela attraverso l’assassinio del presidente Hugo Chávez, del vice presidente José Vicente Rangel e di altre figure di primo piano del governo Bolivariano.

Noguera, considerato da Uribe come "un buen muchacho", era stato rimosso dalla direzione dell’organismo di intelligenze e messo "al sicuro" nel consolato italiano di Milano. I governi di tutto il mondo dovrebbero cautelarsi e prendere le opportune contromisure verso questi criminali mafiosi; oramai anche la facciata democratica che tanto tentano di sbandierare mostra sempre più chiaramente il vero volto di questo governo illegittimo ed illegale.

Nuove minacce alla senatrice Piedad Córdoba

La senatrice liberale colombiana Piedad Córdoba è stata oggetto di nuove minacce contro la sua persona e il gruppo di Colombiani per la Pace che si stanno adoperando per concretizzare un accordo umanitario, il quale potrebbe aprire possibili cammini verso una soluzione politica del conflitto. "Vi sono molti nemici di tutti questi processi", ha affermato la politica neo granadina a un periodico di Bogotà. Primo fra tutti il "Ministro della Guerra" Juan Manuel Santos, acerrimo sostenitore della linea uribista del riscatto a ferro e fuoco.

Mentre le FARC annunciano la liberazione unilaterale di sei prigionieri di guerra, come gesto di buona volontà per giungere all’accordo, l’Esercito ufficiale effettua bombardamenti nell’area in cui suppone si trovino i detenuti, mettendo in serio pericolo la loro incolumità fisica. I nemici della Pace in Colombia ricorrono nuovamente al terrorismo di Stato per tentare di sbarrare la strada del dialogo e del negoziato.

Scandalo falsi positivi: il regime si preoccupa della sua immagine

Il governo Colombiano è preoccupato del fatto che, a causa della proliferazione di denunce ed inchieste sui cosiddetti "falsi positivi", possa peggiorare ulteriormente l’immagine del paese all’estero e specialmente negli Stati Uniti, il cui nuovo presidente si pone come obiettivo il rispetto dei diritti umani. Lo stesso governo colombiano è stato costretto a sciogliere una brigata dell’Esercito, probabilmente col proposito di riformarla con nuovi effettivi, dopo le pesanti irregolarità di cui la magistratura ha informato il Presidente ed il Ministro della Difesa.

Da parte sua la Fiscalia Generale (magistratura inquirente) della Nazione ha preso già diverse decisioni nella direzione di non permettere l’impunità ed evitare che, conseguentemente all’inattività dello Stato, possa assumere competenza sul rispetto dei diritti umani la Corte Penale Internazionale, che ha giurisdizione proprio per questa classe di crimini.

A fine gennaio la magistratura ha preso provvedimenti contro quattordici membri della sedicesima Brigata dell’Esercito con sede nella città di Yopal, dipartimento di Casanare, per il sequestro e l’omicidio di tre giovani presentati come caduti in combattimento nel marzo del 2007. Due delle vittime, di quindici e venti anni, sono stati avvicinati da militari nel ristorante dove pranzavano e, secondo la magistratura, "sono stati portati via con la forza da quel luogo ed assassinati a seicento metri di distanza". L’altro ragazzo, di sedici anni, che viaggiava su un autobus da Yopal a Sogamoso "è stato fatto scendere dal veicolo ad un posto di blocco dell’Esercito", ed è ricomparso morto in un presunto combattimento contro i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale.

Più che della propria reputazione, il governo dovrebbe preoccuparsi della cruda realtà in cui vive la società colombiana, che assiste perplessa ed incredula all’aumento di denunce ed alle esumazioni dei cadaveri di civili trucidati dai militari per ottenere premi e licenze: questo si chiama terrorismo di Stato!

Rilasciato unilateralmente ex governatore del Meta Alan Jara

E’ stato rilasciato unilateralmente dalle FARC, come gesto di buona volontà per concretizzare un Accordo Umanitario dei prigionieri di guerra, l’ex governatore del Meta, Alan Jara. Grazie soprattutto alla mediazione della senatrice liberale Piedad Córdoba e alla volontà di Pace del gruppo insorgente, si è concretizzata la liberazione unilaterale del politico colombiano, preceduta da quella di quattro membri della forza pubblica rilasciati solo pochi giorni prima. Jara, ringraziando la Córdoba, ha annunciato la sua partecipazione al gruppo "Colombiani per la Pace", dichiarando che solo una soluzione politica e negoziata potrà portare alla liberazione di tutti i prigionieri di guerra.

Parole dure verso il governo del presidente Uribe e la sua politica di "sicurezza democratica": "la sua attitudine non ha contribuito assolutamente alla concretizzazione dell’Accordo Umanitario". Contraddicendo quanto dichiarato dai quattro giovani liberati precedentemente, Jara ha affermato che le FARC non sono affatto indebolite ne tanto meno deteriorate, asserendo che fintanto che esistano quelle cause sociali che sono alla base del conflitto, esisteranno giovani disposti a entrare nella guerriglia. Gli unici nemici dell’Accordo Umanitario e della Pace in Colombia, restano Uribe e la sua cosca.

Amnesty International chiede il ritiro del premio concesso a Uribe

Si moltiplicano le critiche alla decisione del municipio di Cadice, in Spagna, di consegnare il "Premio per la Libertà Corte di Cadice" al presidente della Colombia, Álvaro Uribe; oltre a diversi collettivi e ad Izquierda Unida, la coalizione della sinistra spagnola, anche Amnesty International ha aspramente criticato, per bocca della sua portavoce nella Baia di Cadice, Ana Barceló, questa decisione, qualificandola come "completamente inopportuna", considerando le migliaia di omicidi e di civili sfollati forzosamente ogni anno, oltre alle centinaia di persone scomparse, sequestrate e torturate come conseguenza di un conflitto armato "che lo stato colombiano si ostina a negare"; e dietro la maggior parte di questi crimini si trovano, secondo A.I., le forze di sicurezza e i gruppi paramilitari dipendenti dal governo.

Con pari stupore ha ricevuto la notizia l’Associazione Pro Diritti Umani di Andalucia (Apdha), che vede in questo riconoscimento un insulto al popolo di Cadice, e lo considera assolutamente screditato, se viene consegnato questo premio ad un personaggio il cui percorso politico è così "controverso, per non dire losco".

Il rappresentante di Apdha afferma con franchezza che "Se questo è il primo premio, ignoriamo chi possa aspirare al secondo posto!". Potremmo proporre al Sindaco di Cadice, Teófila Martínez, un premio postumo al generale Augusto Pinochet, o a Jorge Videla!