Asociación Campesina del Valle del Río Cimitarra
:: Magdalena Medio, Colombia ::
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Abuso di potere
Nove attivisti di un’associazione di contadini colombiani messi in carcere senza un capo di imputazione
Stella Spinelli / martedì 2 ottobre 2007
 

“I nostri compañeros sono in carcere e oggi saranno portati in Procura. Facciamo appello alla solidarietà nazionale e internazionale affinché intercedano davanti al governo nazionale. Ora basta, Uribe deve rispettare l’organizzazione sociale e comunitaria dei contadini del Magdalena Medio e la vita e l’integrità dei membri dell’Associazione contadina Valle del rio Cimitarra (Acvc ndr.)”. La denuncia esce decisa dalle parole di Cesar Jerez, coordinatore di Prensa Rural, l’agenzia di stampa colombiana legata proprio all’Acvc. Colombiano attivissimo nella difesa dei diritti umani e civili degli abitanti di quella martoriata zona che è appunto il Magdalena Medio - regione che si estende dal centro al nordest del paese, seguendo il corso dell’omonimo fiume, culla degli episodi fra i più drammatici di una guerra che da quaranta anni insanguina la Colombia – Jerez è vicino da sempre a tutti gli impavidi esponenti di questa associazione, aiutandoli in molte delle loro iniziative di formazione, denuncia, lotta civile.

A fianco degli ultimi

Nata a Barrancabermeja 12 anni fa, l’Acvc conta 25 mila campesinos iscritti. Il suo fine è aiutare gli sfollati a rifarsi una vita, attraverso la creazione di cooperative agricole che difendano il diritto al lavoro nei campi e a vivere dei frutti della terra. Nel bel mezzo di una guerra. Sono tutti desplazados, vittime dello Stato che sta depauperando la regione, fra le più produttive della Colombia, svendendola alle grandi compagnie internazionali. Personaggi scomodi, dunque, da cacciare, da costringere a rifugiarsi magari nelle favelas delle grandi metropoli, a far la fame. Attraverso le Juntas de Acción Comunal, le cooperative, i comitati di pescatori e altri gruppi di lavoratori, predicano i diritti umani e la lotta per la terra. “Si tratta di un’organizzazione sociale non governativa e contadina, che si impegna in un lavoro organizzativo, politico e sociale in sei comuni. Ormai ha oltre 120 Juntas de Acción Comunal sparse nei vari agglomerati dei municipi di Yondó, Cantagallo, San Pablo, Remedios, Simití e Santa Rosa - spiega Jerez - Ed è proprio in uno di questi ameni luoghi della selva colombiana che si è consumato il fattaccio. L’ennesimo".

Tabula rasa

Andrés Gil, Evaristo Mena e Óscar Duque si trovavano nel villaggio El Cagüí, nella laguna di San Lorenzo, zona rurale del municipio Cantagallo, nel bel mezzo di una riunione con la comunità. All’improvviso, ecco comparire dalla radura gli agenti del Dipartimento amministrativo di sicurezza (Das). A niente è valsa l’opposizione dei contadini, che hanno formato una catena umana intorno ai loro referenti: gli agenti se li sono portati via, disperdendo la gente a suon di pallottole sparate in aria. Andrés e Óscar sono i fondatori dell’Acvc e attualmente fanno parte della giunta direttiva dell’associazione. Lo scorso 5 ottobre 2006, Oscar era già stato imprigionato arbitrariamente dall’esercito e poi liberato nei giorni successivi. E mentre la pattuglia interveniva nel villaggio, a Barrancabermeja una valanga di uomini in divisa perquisiva l’ufficio regionale dell’associazione. Erano le quattro del pomeriggio. Sono arrivati in 50, accompagnati da agenti del Das. La sede dell’Acvc è un piccolo ufficio ai piani alti di un edificio molto modesto. Poca mobilia, un piccolo televisore e un bagno di due metri per due. C’è anche una cucina, che funge da ostello per i contadini di passaggio, i quali si arrangiano con sacchi a pelo buttati su materassini da campeggio. All’arrivo dei soldati, infatti, nell’ufficio erano in cinque. Tutti arrestati. Stessa fine per Mario Martinez, membro del direttivo dell’Acvc, prelevato nella sua abitazione poco più in là.

Assenza di stato di diritto

“Andrés, Evaristo e Óscar sono prigionieri del Battaglione Nueva Grenada a Barrancabermeja, mentre Mario Martinez è stato portato alla sede del Das – precisa Cesar Jerez -. Esigiamo che si rispetti l’integrità e il diritto all’equo processo, pretendiamo che siano portati via dai carceri militari per essere presentati alle autorità civili competenti. Ripudiamo questa ennesima offensiva delle autorità statali contro la nostra organizzazione, legittima e legalmente costituita. E pensare che il governo lo scorso luglio ci ha persino scelti quali interlocutori durante la stipula degli accordi per superare la crisi umanitaria regionale. Bel ringraziamento”.